bannerALL

Manifesto Presepe Oste 2017E' stato inaugurato e benedetto lo scorso 9 Dicembre, il grande presepe artistico della nostra Parrocchia, e sarà visitabile tutti i giorni, dalle 9 alle 19, fino al 2 febbraio 2018, festa della presentazione di Gesù al tempio.

Il Presepe, che anche quest’anno ricopre una superficie di 35 mq all'interno della nostra Chiesa parrocchiale,  presenta una novità strutturale che è la possibilità di poterci entrare dentro, dando la possibilità al visitatore di godere di una più ampia veduta da più angolazioni. Inoltre sono presenti nuovi effetti, nuovi personaggi, maggiore illuminazione con una immancabile cura dei particolari in grado di colpire l’osservatore più attento.

“Preparare il nostro cuore e la nostra vita ad accogliere il seme della Parola, come diventare terreno fertile e buono che possa portare frutto.” E’ questo il tema del grande Presepe artistico di quest’anno, ispirato dalla celebre parabola del seminatore che leggiamo nei vangeli di Matteo e Marco, e trova nuovamente ispirazione da una lectio divina del vescovo Mansueto Bianchi, scomparso lo scorso anno.

Il brano della parabola del seminatore, anche se apparentemente sembra lontano dallo scenario natalizio, ci indica il modo in cui disporre il nostro cuore affinché sia terreno fertile per far nascere, per far germogliare nella nostra vita il seme della Parola di Dio.

Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare. Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose in parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un'altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c'era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo. Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò. Un'altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono Un'altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. Chi ha orecchi intenda».” (Mt 13,1-9)

Gesù, quando parlava, usava un linguaggio semplice e si serviva spesso di immagini: esempi tratti dalla vita quotidiana così da poter essere compreso facilmente da tutti. Per questo lo ascoltavano volentieri e apprezzavano il suo messaggio che arrivava dritto al cuore.

Le parabole di Gesù sono racconti che ci possono illuminare. Gesù usa semplici similitudini facendo ricorso alla realtà, e in questo caso, al mondo contadino di Galilea. Questa parabola, in particolare, Gesù non soltanto la racconta, ma ne offre anche la spiegazione affinché possa essere immediatamente compresa da tutti.

Commentando questa parabola, Papa Francesco ha detto:

“Gesù non si è limitato a presentare la parabola, l’ha anche spiegata ai suoi discepoli. La semente caduta sulla strada indica quanti ascoltano l’annuncio del Regno di Dio ma non lo accolgono; così sopraggiunge il Maligno e lo porta via. Il Maligno infatti non vuole che il seme del Vangelo germogli nel cuore degli uomini. Questo è il primo paragone. Il secondo è quello del seme caduto sulle pietre: esso rappresenta le persone che ascoltano la parola di Dio e l’accolgono subito, ma superficialmente, perché non hanno radici e sono incostanti; e quando arrivano le difficoltà e le tribolazioni, queste persone si abbattono subito. Il terzo caso è quello della semente caduta tra i rovi: Gesù spiega che si riferisce alle persone che ascoltano la parola ma, a causa delle preoccupazioni mondane e della seduzione della ricchezza, rimane soffocata. Infine, la semente caduta sul terreno fertile rappresenta quanti ascoltano la parola, la accolgono, la custodiscono e la comprendono, ed essa porta frutto. Il modello perfetto di questa terra buona è la Vergine Maria.

Questa parabola parla oggi a ciascuno di noi, come parlava agli ascoltatori di Gesù duemila anni fa. Ci ricorda che noi siamo il terreno dove il Signore getta instancabilmente il seme della sua Parola e del suo amore. Con quali disposizioni lo accogliamo? E possiamo porci la domanda: com’è il nostro cuore? A quale terreno assomiglia: a una strada, a una pietraia, a un roveto? Dipende da noi diventare terreno buono senza spine né sassi, ma dissodato e coltivato con cura, affinché possa portare buoni frutti per noi e per i nostri fratelli. E ci farà bene non dimenticare che anche noi siamo seminatori. Dio semina semi buoni, e anche qui possiamo porci la domanda: che tipo di seme esce dal nostro cuore e dalla nostra bocca? Le nostre parole possono fare tanto bene e anche tanto male; possono guarire e possono ferire; possono incoraggiare e possono deprimere. Ricordatevi: quello che conta non è ciò che entra, ma quello che esce dalla bocca e dal cuore.”

(Papa Francesco, Angelus del 13 Luglio 2014)

Anche quest’anno, per comprendere meglio il brano a cui il nostro presepe si ispira, ci facciamo aiutare alle parole del vescovo Mansueto Bianchi, scomparso lo scorso anno, che in una lectio divina ci presentava così la parabola del seminatore:

“La parabola del seminatore vorrei intitolarla così: la fatica della speranza.

Questa parabola ci presenta tre casi di insuccesso. La strada: e subito gli uccelli la beccano; il terreno pietroso: e non può mettere radici; il terreno inondato dagli sterpi: le radici le mette ma gli sterpi la soffocano. Tre casi di fallimento ed un caso di successo. Sono questi contrasti presenti nella vita di Gesù, ma che appartengono alla vicenda stessa del regno di Dio.

È possibile individuare tre motivi di speranza, tre motivi di fiducia, tre motivazioni che reggono, sostengono la fatica della speranza. Il primo motivo, il primo elemento di speranza che la parabola ci consegna è la forza del seme. Il seme è la parola di Dio, il seme è il regno di Dio, il seme è la stessa persona di Gesù.

C’è un secondo elemento di speranza, che la parabola ci affida e ci chiede, ed è nella figura del seminatore. Questa figura, prima di alludere ai discepoli, prima di alludere a noi, allude a Dio che semina la sua Parola, allude a Gesù che annuncia il regno di Dio. Cosa dice Gesù di questa figura, il seminatore? Una frase secca: il seminatore uscì a seminare. E da questa affermazione prende inizio tutto il movimento della parabola. Allora questa affermazione è come la roccia su cui poggiare la fatica della nostra speranza, è come la roccia su cui porre i fondamenti della nostra speranza, alla quale consegnare la nostra fiducia. Il seminatore comunque semina, indipendentemente dai terreni, indipendentemente di risultati. È quanto è richiesto alla Chiesa, è quanto è richiesto a noi, anche in stagioni apparentemente aride, improduttive, come quelle che stiamo vivendo. Non ci appartiene la scelta del terreno, non ci appartiene la scelta o la selezione dei destinatari, delle persone, non ci appartiene la decisione sulla fruttificazione, non ci appartiene la determinazione delle stagioni. Ci appartiene soltanto l’uscire a servire. Il seminatore uscì a seminare. Punto! Ed è un gesto di fatica, è un gesto di umana perdita, perché seminare vuol dire prendere del tuo e gettarlo, prendere di ciò che è tua sicurezza, tuo possesso, tua affidamento e buttarlo verso il rischio, metterlo nel gioco della non riuscita, del fallimento. E’ un gesto di fatica, di umana perdita, quasi di distacco, di inutilità. Alla nostra Chiesa, in questo inizio di terzo millennio, alla nostra Chiesa, qui in Italia, è chiesta la fedeltà a questo gesto, senza se e senza ma. Scriviamocela nel cuore questa frase. Ogni mattina, quando ci alziamo dal letto e giriamo il foglio bianco della nuova giornata, in cima, come titolo scriviamoci così: il seminatore uscì a seminare. E sotto quel titolo la storia di quella giornata, sotto quel titolo la storia della nostra vita.

C’è un terzo elemento di speranza, ed è che la spiga è già nel chicco, nel chicco che il seminatore getta nella terra. Il regno di Dio cioè non è soltanto nel futuro, il regno di Dio non è soltanto all’orizzonte, il regno di Dio è già, il regno di Dio è dentro, il regno di Dio è dentro quella piccola parola che tu pronunci, il regno di Dio è dentro quel piccolo gesto che tu compi, è dentro quella fatica che tu fai, il regno di Dio è dentro quel servizio di cui tu ti carichi, il regno di Dio è dentro quell’amarezza e quella delusione che tu provi, il regno di Dio è nei piccoli risultati che tu raggiungi. La presenza del regno di Dio nella piccolezza del chicco la riconosci se guardi le piccole cose con gli occhi di Maria. Allora il regno di Dio è già nelle tue mani, è già nei quarti d’ora di questa giornata che hai vissuto.

Ecco allora l’ultimo affidamento, l’ultima consegna che la parabola ci fa. La vorrei esprimere non con un concetto ma con una immagine. La parabola ci lascia in una mano un pugno di sabbia: è la pietra, il terreno roccioso di cui parlava, sono i pruni di cui ci diceva, è la strada dura su cui gli uccelli subito beccano il grano. In una mano un pugno di sabbia e nell’altra una gemma verde: il trenta, il sessanta, il cento per uno. Tra i due palmi della mano c’è un ponte, c’è la strada che ogni giorno dobbiamo percorrere, la strada che porta dall’aridità della sabbia alla fecondità, al verde della gemma. E’ la strada della fiducia, è la strada della fatica della speranza, è la strada della fiduciosa fedeltà del seminatore che siamo.”

(Mons. Mansueto Bianchi, Lectio Divina, 19 Settembre 2014)

Vivere il Natale cristiano, vuol dire vivere la dimensione dell’accoglienza. Per fare esperienza della nascita di Gesù a Betlemme, per accogliere quel Bambino nel nostro vissuto quotidiano, è necessario che la nostra vita sia come il terreno buono.

“Chiediamoci se il nostro cuore è aperto ad accogliere con fede il seme della Parola di Dio. Chiediamoci se i nostri sassi della pigrizia sono ancora numerosi e grandi; individuiamo e chiamiamo per nome i rovi dei vizi. Così facendo, Gesù, buon seminatore, sarà felice di compiere un lavoro aggiuntivo: purificare il nostro cuore, togliendo i sassi e le spine che soffocano la Parola”.

(Papa Francesco, Angelus del 16 Luglio 2017)

Il messaggio e l’augurio di questo Natale per tutti noi sia racchiuso in quel germoglio che spunta dal tronco di Iesse, dal virgulto che germoglia dalle sue radici (cfr. Isaia 11,1) affinché attecchisca nel nostro cuore, trovando un terreno buono che porti frutto. Ed anche noi, a nostra volta, impariamo ad essere seminatori instancabili del seme dell’amore, del servizio, del seme della solidarietà, della reciprocità; scopriremo, così, che in quel gesto così faticoso ma straordinario, si trova “la roccia su cui poggiare la fatica della nostra speranza”. E solo ad allora il titolo della storia della nostra vita sarà “il seminatore uscì a seminare”.

Dal 2015 il nostro presepe è entrato a far parte della rete regionale “Terre di Presepi”, un comitato di coordinamento promosso da presepisti, associazioni e parrocchie, nel cuore della Toscana in collaborazione con le relative diocesi di appartenenza che ha come scopo quello di valorizzare, promuovere, coordinare e incrementare la tradizione del presepe. Terre di Presepi, con tutte le realtà che vi aderiscono è patrocinata della Regione Toscana e della Conferenza Episcopale Toscana. Proprio in questo contesto il nostro anche il nostro presepe aderisce all’iniziativa della “Credenziale del Presepista pellegrino”, una scheda sul quale apporre il timbro dei presepi aderenti visitati, da poter ritirare e timbrare presso ogni presepe.

Per saperne di più visitate il sito www.terredipresepi.blogspot.it
Ogni anno molte persone, provenienti da tante località vicine e lontane, visitano il nostro presepe, soffermandosi ad ammirarne i dettagli, i suoni, i colori, ed affidano al Bambino Gesù le loro preghiere. Per questo chiediamo a tutti i visitatori di lasciare sul libro delle visite un commento, un pensiero, un saluto, con firma e località di provenienza.

Per la realizzazione del Presepe ringraziamo Daniele, Maycol, Manuel, Massimiliano, Andrea e tutti coloro che hanno collaborato e contribuito alla ricerca dei materiali.

Vi aspettiamo!!! 

LabOratorio2018.jpg

Sarà lunedì 2 ottobre il giorno di riapertura del LabOratorio, il doposcuola della parrocchia di Oste. Cos'é? E' un luogo e un tempo dove bambini e ragazzi delle scuole medie e elementari, si ritrovano per essere aiutati nello svolgimento dei compiti scolastici. Ma non solo! al termine dei compiti vengono preparati dei laboratori di approfondimento di alcune materie scolastiche e laboratori progettuali.

Continua a leggere

PosterAiazzi.jpg

La parrocchia di Santa Maria Madre della Chiesa in Oste è lieta di annunciare che l’artista Loriano Aiazzi, già realizzatore del crocifisso bronzeo presente nella nostra chiesa, ha deciso di donare alla comunità parrocchiale la sua opera “maternità”. Si tratta di un’opera in bronzo dell’altezza di 80 cm che verrà istallata fuori della nuova sala parrocchiale “don Mauro Baldi” in modo che anche la piazza paesana ne possa beneficiare. La benedizione della statua e il suo collocamento avverranno sabato 16 settembre alle ore 19:00 al termine della Santa Messa delle 18:00. L’artista Loriano Aiazzi esporrà anche le sue opere nella sala parrocchiale attigua in una mostra visitabile dal 16 al 30 settembre. Qui potete trovare il sito ufficiale dell'artista.

Programma_Festa_2017.jpg

Carissimi parrocchiani, è con grande gioia che anche quest’anno festeggiamo la festa patronale della nostra comunità cristiana, come da tradizione nel mese di maggio, il mese mariano per eccellenza.  Quest’anno, in particolare, ricorrono i cento anni dalle apparizioni di Maria a Fatima (13 maggio 1917 - 13 maggio 2017), della quale la nostra statua in chiesa è immagine...

Continua a leggere

diocesipistoia

logoNE small

Logoscritta1

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.